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Calcio

L’esilarante storia di “Kaiser”, il più grande calciatore truffatore del calcio

Kaiser è conosciuto come il calciatore che non giocò mai, ma che firmò contratti da professionista con più di 10 squadre in 26 anni. Truffatore? Lui non la pensa così.

Per raccontare l’incredibile storia di Carlos Henrique Raposo non si sa mai davvero da dove iniziare. Se dagli infortuni inventati, o dal telefono finto con cui recitava chiamate di dirigenti importanti. Oppure dalle orge organizzate per comprare i compagni di squadra? Forse meglio cominciare dalle bustarelle date ai giornalisti per farlo sembrare un campione.

In ogni caso, Raposo, detto il Kaiser, è riuscito a firmare contratti con Botafogo, Flamengo e Ajaccio senza mai giocare una sola partita. O almeno, in tutta la sua carriera conta 34 presenze, ma appena entrava in campo fingeva subito un infortunio. Così come anche in allenamento.

Come abbia fatto a girare più di 10 club in 26 anni di carriera resta un mistero, un giallo esilarante. Tanto che ne hanno fatto anche un film. La filosofia di Carlos? “Tanti giocatori vengono ingannati dai club. Io lo ho vendicati tutti.” Ma quale truffatore, il Kaiser è un eroe.

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Raposo tradotto come Volpe

Renato Gaucho (Getty Image)

Basta osservare gli occhiali da poker con cui Kaiser fa le interviste, per capire che sta parlando un furbacchione. Carlos Raposo è nato in Brasile, a Rio Pardo il 2 aprile 1963 ed è un ex calciatore, di ruolo attaccante. Se così si può dire. Premessa: negli anni ’80 non c’erano le risonanze magnetiche di oggi, e il talent scouting era ancora amatoriale. Difficilmente nel 2021 sarebbe possibile fare quello che è riuscito a fare questo finto atleta.

La carriera calcistica di Raposo inizia a 20 anni nelle discoteche più in voga del Brasile. In quei locali Kaiser stringe amicizie con calciatori come Bebeto, Rocha, Djalminha, Renato Gaucho. Grazie alla sua simpatia e l’abilità con le donne riesce a farsi includere nei futuri contratti di questi giocatori, e si ritrova così a firmare per il Botafogo e per il Flamengo. Quando la squadra si preparava per il ritiro, Raposo andava nell’hotel scelto dal club qualche giorno prima per portarci delle ragazze e fare contenti i suoi compagni. Anche per questo tutti lo volevano in squadra.

Spesso per non allenarsi fingeva dolori inesistenti, o chiedeva a qualcuno di tirargli un calcio in partitella; allora andava dal medico e con una bustarella si faceva dare per infortunato. Una volta scatenò una rissa con i tifosi pur di non entrare in campo. Quel giorno negli spogliatoi si scusò con il presidente dicendo che per lui era come un padre e lo stava solo difendendo degli insulti dei tifosi. Il patron era uno dei peggiori criminali del Brasile di quegli anni, con le mani impastate anche nel calcio scommesse; alla fine l’uomo perdonò Raposo e gli rinnovò il contratto per altri sei mesi.


Kaiser ha confessato di aver anche pagato dei giornalisti per esaltare le sue doti di grande attaccante, ed è così che si è ritrovato a giocare nell’Ajaccio, in Francia. Durante la presentazione allo stadio, Kaiser raggiunse il suo massimo “Al campo c’erano centinaia di tifosi ad accogliermi e decine di palloni con cui dovevo palleggiare, ma temevo di fare una figuraccia. Allora presi a lanciare palle e magliette sugli spalti con la tifoseria in delirio. Mi salvai ancora una volta.”

Bisogna però fare attenzione a quello che dice Carlos Raposo. Una sera, in una discoteca brasiliana si spacciò per Renato Gaucho (vedi foto sopra) e i buttafuori lasciarono fuori il vero Renato. Tra le tante bugie che raccontava per aumentare il suo mito, in un’intervista Kaiser affermò di avere vinto anche il campionato argentino con l’Independiente, sfruttando il nome di un suo omonimo.

Per sapere di più sulla sua storia è uscito nel 2019 il film “Kaiser: il più grande truffatore della storia del calcio”. La sua vita deve avere spirato anche Alì Dia, altro giocatore che si finse cugino di Weah, ma venne beccato dopo venti minuti di Premier League. Un dilettante rispetto a Raposo.

Published by
Jhonattan Poletti Silva Franco