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Re Zlatan fa 40: Ibrahimovic e il compleanno da immortale

Zlatan Ibrahimovic celebra il compleanno numero 40. Con la maglia del Milan, per un personaggio praticamente immortale del nostro calcio.

Zlatan Ibrahimovic e il suo 40 ° compleanno – Getty Images

Si legge Zlatan Ibrahimovic, si legge quasi immortale. Perché i 40 anni dell’asso milanista sono praticamente l’occasione per rivivere anche una carriera quasi sempre al top. Un altro compleanno, ma poca nostalgia per lo svedese concentrato sugli obiettivi da raggiungere con il Milan.

Quello nemmeno troppo nascosto è di vincere lo scudetto, a distanza di undici stagioni. C’era anche lui in quella formazione del 2010-11 allenata da Massimiliano Allegri, che si impose su tutte, in modo sbarazzino ma anche con gol pesanti. Che arrivarono da Zlatan Ibrahimovic, da Prince Boateng e dall’ultimo Pato ancora utile alla causa. Era una squadra totalmente diversa da quella odierna, con tanta esperienza e tanti campioni.

Nel Milan attuale, invece, Zlatan Ibrahimovic è una sorta di sole su cui ruotano i pianeti. Anche a 40 anni, perché la leadership dello svedese è praticamente immutata. Un elemento che fa squadra da solo, ma che sa far crescere il gruppo. Non è un caso che, anche mancando dal campo, il Milan riesca a ottenere i risultati. È la mentalità Ibra, di un calciatore talmente carismatico che ha potuto fare una settimana in mezzo alle canzonette, allenarsi e diventare ancor di più un protagonista della società italiana.

Un cammino di vittorie e di gesti epocali

Con il Milan vuole raggiungere altri traguardi – Getty Images

I 40 anni di Zlatan Ibrahimovic saranno celebrati con documentari, film e quant’altro, ma resta il campione legato alla maglia rossonera. Un rapporto particolare, perché l’attaccante svedese di maglie ne ha indossate parecchie. Partendo da quella del Malmoe, la squadra svedese che lo lanciò nelle grandi platee, continuate poi con l’Ajax.

Con un accordo sfumato per la Roma, ma valido per la Juventus, era l’estate 2004, il calcio italiano lo vide subito andare in gol a Brescia. Nonché giocare due stagioni in una Juventus stellare ma poi finita in Serie B, nella prima annata segnò da centravanti, nella seconda fece disperare: segnava gol incredibili, ne sbagliò un sacco a due metri dal portiere.

Il post calciopoli fu vissuto all’Inter, tra tifosi che lo ripudiavano e altri che lo idolatravano, gli scudetti ebbero una sua impronta. Meno fortunato l’approdo al Barcellona, non legò con Pep Guardiola, tornò in Italia e andò nuovamente via. Il Manchester United, poi l’America e infine un ritorno a Milano.

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Nel club rossonero, che forse più di tutte lo ha capito e lo ha protetto, semmai ce ne fosse stato bisogno. Ibra l’immortale, Ibra decisivo, Ibra dovunque. È lui il modello da prendere a riferimento per tornare a vincere dalle parti di Milanello. Stefano Pioli lo sa benissimo, non a caso il rapporto tra i due è ottimo: bastò una dichiarazione dello svedese per far sparire l’obiettivo Rangnick.

Published by
Massimo Maneggio