Radiocronaca da record: 100 anni, calcio incluso

Sala stampa - Getty images
Un'immagine della sala stampa del Friuli - Getty Images

Cento anni fa la prima radiocronaca sportiva: da allora troppe cose sono cambiate, ma il fascino di una voce rimane sempre intatto.

Era l’11 aprile 1921 e, probabilmente, nemmeno si sapeva di fare la storia. Una radiocronaca, un match di boxe, tanto bastava. A Pittsburgh, negli Stati Uniti d’America, si inaugurava un nuovo modo di raccontare lo sport. Non soltanto su carta, bensì anche attraverso la voce. Ci voleva uno sforzo di fantasia e soprattutto un apparecchio radiofonico che pesava alcuni chili per avere questo privilegio, ma era già tanto di guadagnato.

In Italia la voce in radio arrivò molto dopo. Furono fatti esperimenti su esperimenti, più o meno riusciti, qualche giornalista divenne radiocronista più per necessità che per reale scopo. Prendiamo Paolo Valenti, prima di 90° minuto era famoso per una diretta radiofonica sul pugilato, nessuno mai avrebbe immaginato che la sua carriera sarebbe decollata raccontando i gol domenicali.

Così come nessuno aveva previsto, all’arrivo della televisione, il crollo di un mito come Niccolò Carosio. Che era un straordinario cantore radiofonico, ma al video perdeva decisamente i tempi. Nel raccontare minuziosamente un’azione, magari dall’altra parte avevano già realizzato un gol del pareggio.

Questioni di ritmi e di tecnica, la radiocronaca che compie cent’anni nel mondo è qualcosa da riscoprire e da tramandare alle generazioni dei nativi digitali. Abituati a scoprire lo sport troppo attraverso le app.

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La prima all news sportiva

Riccardo Cucchi - Getty images
Riccardo Cucchi, la radiocronaca come missione: a lui eventi come la finale del Mondiale 2006 – Getty Images

La definizione di Riccardo Cucchi su “Tutto il calcio minuto per minuto” è calzante: fu il programma all news del mondo del calcio, divenne un fenomeno di culto ma soprattutto nessuno perdeva ciò in Italia. Si poteva andare allo stadio e scoprire ciò che accadeva dagli altri campi, tempi veramente passati.

E spesso il combattimento radiofonico partiva direttamente dai secondi tempi: pensate a Gianni Ameri che racconta il provvisorio 3-0 del Verona sul Milan nell’ultima giornata, chi lo avrebbe mai immaginato in quei primi 45 minuti se non gli spettatori del “Bentegodi” attoniti?

Era un’altra epoca, quella di Sandro Ciotti, Roberto Bortoluzzi e i tanti che si collegavano alla ricerca di gloria, una voce regionale poteva diventare, per una domenica, la superstar. Così come molti sono gli amori o le discussioni nate attraverso il pallone e la radio: indimenticabile il siparietto di Massimo Troisi e Giuliana De Sio che litigano… per il Napoli che stava perdendo con il Cesena in casa.

A cent’anni dalla prima radiocronaca, ci ritroviamo con un calcio spezzettato e con quell’aspetto nostalgico che ci prende ogni domenica. Perché la radio ci permette di evadere, di non staccare il cordone ombelicale con il calcio e, nel frattempo, fare dell’altro. L’effetto multitasking come è chiamato in epoca moderna, non è niente altro che un allungamento del passato. Dunque, minuto e punteggio, rapido giro dei campi