La tattica dimenticata: giustizia per il 4-4-2

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Tattiche e stadi malinconici: impressioni su una "vecchia" Serie A - Getty images

La tattica del 4-4-2 sembra essere ormai superata nella nostra Serie A. La utilizzano in pochi e sembra essere più un palliativo che una base di certezza quasi scientifica.

La Serie A che disprezza o quasi il 4-4-2.  Guardando la tattica delle compagini di Serie A, si nota come questo modulo sia ormai una rarità in campo, nonostante ci sia bisogno di tornare a degli schemi semplici e lineari.

In effetti la tattica dei giusti, secondo molti, è di aprire lo spazio con tre attaccanti, oppure di fare la famosa densità di centrocampo, qualcosa che diventa sempre più una strana figura retorica. Il 4-4-2 è l’arma di chi deve fare gioco senza badare a troppi convenevoli, anzi è la base di chi deve far funzionare una squadra.

La tattica preferita per la sua semplicità, o forse la più famosa. Ma, proprio per questo, è una tattica diventata demodé, il 4-4-2 insomma non fa proseliti. Soprattutto se si punta su estetismi di vario genere, questo è un modulo che pare sembra esser usato nell’emergenza o nella confusione.

Lo sa bene Andrea Pirlo, che lo ripropone nella Juventus cambiando gli interpreti, o dando una versione light rispetto ai tempi canonici. Non c’è un’apertura organica, bensì una specie di ritorno poi alla difesa a tre, in base al movimento laterale sulla fascia, oppure c’è qualcuno che si sgancia di più degli altri. Una tattica usata quasi come paravento per altro in campo.

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Gli esempi del calcio funzionale

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La tattica del 4-4-2 fu il mantra del Chievo di Delneri – Getty images

Le formazioni migliori sono quelle che rimangono a memoria. Non fa nulla se queste non hanno mai vinto nulla. Pensiamo, ad esempio, al 4-4-2 di Gigi Delneri che portò il Chievo da neopromossa alle qualificazioni in Europa, passando per qualche giornata da sola in vetta alla classifica. Anno di grazia 2001-2002, Lupatelli in porta… con il numero 10. Difesa con Moro a destra e Lanna a sinistra, D’Angelo e D’Anna erano i centrali.

In mezzo al campo Corini e Perrotta, il genio e il tuttofare. Sulle fasce laterali il fu… Eriberto (poi Luciano) e Manfredini, che ogni dieci minuti si davano il cambio e incrociavano a meraviglia. Attaccanti Corradi e Marazzina, mentre in panchina c’erano i vari Cossato, Legrottaglie, Barone e poi anche Barzagli.

Era un 4-4-2 mica un esperimento nucleare, eppure piacque e fu letale proprio perché la semplicità fu elevata al potere. Non è un caso che, guardando alla Serie A, sia un tecnico esperto a utilizzarlo spesso, ovvero Claudio Ranieri. Che lo utilizza nella Sampdoria con una variante che valuta la tattica sulla sinistra, dove l’ala è figurativa o quasi, per permettere le avanzate di Augello.

Insomma, ritornare al passato ogni tanto non guasterebbe. Soprattutto se le grandi tattiche portano risultati magri, un salto retrò può riportare gioco e risultati.