I soldi non sono tutto: il calcio italiano è contraddittorio

Spezia esulta - Getty Images
Spezia salvo con pochi investimenti ma con elementi adatti alla categoria - Getty Images

I soldi non sono tutto, nella vita ma anche nel calcio. In questa stagione molti gli esempi di squadre parsimoniose e altre che hanno praticamente buttato i soldi dalla finestra.

Il vecchio adagio non mente mai. I soldi non sono tutto, e anche il mondo del calcio non si allontana da questa regola. In effetti, la stagione ormai quasi agli sgoccioli e con la finestra degli europei ha dimostrato come fare i conti conviene. In tutti i sensi, perché spendere tanto per spendere non porta a grandissimi risultati. Nel calcio delle plusvalenze estreme, dei conti che non tornano e dei giocatori super quotati, c’è sempre spazio per raccontare storie ai limiti.

Prendiamo ad esempio il match tra Cittadella e Monza, la semifinale di playoff d’andata in Serie B. Ad affrontarsi i veneti, con il minor monte ingaggio della categoria, contro i brianzoli che hanno toccato i 19 milioni annui. Ebbene, il Cittadella ha battuto il Monza con una tripletta di Enrico Baldini, calciatore che arriva a 40mila euro netti l’anno, non certo uno stipendio da superstar. Praticamente in un anno guadagna quanto un mese di Mario Balotelli (500 mila euro) e Kevin Boateng, che arriva al milione guadagna quanto un … Baldini in una decina di giorni.

Il Cittadella, per altro, compra a poco, rivende il giusto e da sei anni centra i playoff della categoria. Senza avere né grosso pubblico e né grandi investimenti.

I poveri ingegnosi e i ricchi spendaccioni

Ramsey - Getty Images
I soldi non sono tutto, ma 7 milioni di ingaggio per Ramsey sono un po’ troppi – Getty Images

L’esempio della Serie B funziona spesso, per la capacità di fare calcio con poco oppure per il buttare letteralmente il denaro per strada. I soldi non sono tutto, dunque, anche nella serie cadetta, così come nella massima categoria dove sono tanti gli esempi virtuosi.

Quello forse sottovalutato è dello Spezia, dove il ds Mauro Meluso avrà pensato che i soldi non sono tutto, soprattutto quando… ce ne sono pochini. Prendendo portieri e difensori a basso costo, puntando sui talenti del settore giovanile e con qualche accorgimento lì davanti, lo Spezia ha mantenuto la categoria smentendo tutti gli scettici.

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Per non parlare poi dell’Atalanta, che ha chiuso con un attivo di 51 milioni l’ultimo bilancio. Pur risentendo degli effetti della pandemia, a Bergamo hanno i conti blindatissimi, la terza qualificazione in Champions League creerà ulteriori benefici. E altre plusvalenze con i giovani, tra Cortinovis, Piccoli e Carnesecchi arriverà il prossimo boom per il bilancio.

Caso contrario a Torino, dove solo di ingaggi si spende una fortuna in casa bianconera. Ramsey, Rabiot, Bernardeschi fanno circa venti milioni di ingaggio, Dybala ne prende sette e mezzo, Alex Sandro altri quattro e potremmo proseguire. Il paragone è con l’Inter di una ventina d’anni fa, la collezione delle figurine pagate a caro prezzo non sempre porta a risultati fenomenali. Chiedere ad Alvaro Recoba.