12 giugno 2020: un anno fa la rinascita del calcio italiano

Bonucci e Calhanoglu - Getty Images
Il ritorno del calcio italiano in campo con Bonucci e Calhanoglu (anche ieri sera in campo...) - Getty Images

Il 12 giugno di un anno fa ripartì il calcio italiano. Fu la gara tra Juventus e Milan a rappresentare una nuova era per lo sport nostrano.

È passato un anno, sembrano esserne passati almeno dieci. Ripensare al 12 giugno di un anno fa ci riporta a quanto vissuto non certo con serenità. Era un periodo di grande incertezza, quando si guardavano i tg con l’ansia di nuovi contagi o spesso si lottava contro il virus ad armi impari.

Passato un anno, il calcio italiano ricorda il 12 giugno con un lontano distacco, in effetti il pallone ha rotolato sino quasi a cancellare la memoria sportiva. 365 giorni fa, dunque, si decise di ritornare in campo, come sempre anche allungando i tempi, mai una volta che l’Italia sia puntuale nel fare qualcosa. Mentre la Bundesliga era già in campo abbondantemente, l’Italia ripartiva dalla sua Coppa, con la semifinale tra Juventus e Milan in programma.

In uno stadio dove c’erano state polemiche per Juventus-Inter, si decise di dare vita al nuovo corso del calcio italiano. Le due semifinali di Coppa Italia per ripartire, l’altra sarebbe stata quella tra Napoli e Inter in programma per il giorno successivo, con la finale fissata al 17 giugno. Primi tentativi per ripartire, sino al campionato che sarebbe stato un continuo giocare sino ai primi giorni di agosto.

La Juve passò, il Milan recriminò

Danilo e Calabria - Getty Images
Danilo e Calabria nel match del 12 giugno 2020 – Getty Images

In effetti, il 12 giugno 2020 il calcio italiano scoprì come le porte chiuse diventarono un’abitudine, e non un evento straordinario come nel passato. Lo stadio vuoto, i primi effetti (anche pacchiani) di chromakey nelle tribune, non sia mai il pubblico televisivo rimanga turbato.

Le disinfestazioni, i tamponi fatti poche ore prima, una certa distanza nella forma prima della gara, cancellata ovviamente dal campo: non si può mica marcare con i limiti di sicurezza. Così, Juventus e Milan quel 12 giugno andarono a giocare una partita comunque importante, perché all’andata (giocata tre mesi e mezzo prima) la Juventus aveva strappato al 91° con Ronaldo un rigore a San Siro nell’1-1 finale.

Partiva la Juve, in casa, come favorita e allora era allenata da Maurizio Sarri, che sembra ora appartenere a un’era mesozoica nella memoria bianconera. Il 4-3-3 sarriano contro il 4-4-1-1 di Pioli,  che da lì in poi avrebbe cominciato a marciare con buona lena in rossonero.

La gara poteva sbloccarsi con un rigore… però fallito da Ronaldo. L’episodio chiave fu un’espulsione meritata per Rebic, che fece quasi un colpo da karate kid per recuperare un pallone e a centrocampo. Il match finì a reti bianche, fu un’agonia per molti, un messaggio di speranza per altri. Alla Juve bastò il pari per giocarsi poi la finale contro il Napoli, persa poi ai rigori. Ma questa è un’altra storia.