Nel nome del dio calcio… quando il pallone è “benedetto”

Nel nome del dio calcio, ma anche con un nome importante. Sempre di più i calciatori in Italia che arrivano con un nome… abbastanza pesante sulle spalle.

Messias Jr - Getty Images
Messias è quasi un predestinato nel calcio, il suo nome lo avvicina a Dio – Getty Images

Senza voler esser blasfemi, è un calcio sempre più a portata di dio. Che possa essere pagano o religioso, questo lo stabiliranno i tifosi. Ma nel mondo del pallone ormai c’è sempre più una dimensione religiosa che entra inevitabilmente in campo. Dalle preghiere prima del match ai segni della croce, passando anche per tutti i dei a cui i tifosi si appellano.

Perché in alcune piazze i calciatori sono diventati una sorta di dio cui appellarsi. I napoletani si appellano a Diego Armando Maradona, i romanisti a Francesco Totti, pur essendo vivo e vegeto. Molto più moderati i tifosi della Juventus, anche se i due idoli maggiori sono Michel Platini e Alessandro Del Piero.

Così, si va in campo o si sta davanti agli schermi pregando per una sorta di miracolo calcistico. Molte partite diventano una sorta di battaglia dove serve solo qualche intervento irrazionale per uscirne indenni, e le squadre che puntano alla salvezza si appellano spesso e volentieri alle sfere celesti. Soprattutto se c’è da difendere un risultato imprevisto.

Un nome… una garanzia?

Messias in campo - Getty Images
Junior Messias ora al Milan dopo una stagione convincente in Serie A col Crotone – Getty Images

Nella nostra Serie A in tanti sono passati con un cognome… pesante sulle spalle. Da Armando Madonna, ala di Atalanta e Lazio, a figure addirittura più emblematiche. Infatti, il calcio italiano ha spesso accolto direttamente altri nomi importanti del panorama extrasportivo. Da Palmiro Di Dio, che ha giocato poche gare come centrale difensivo nella Reggina, ai vari Amodio che si sono alternati negli ultimi anni, per quanto concerne i calciatori italiani. Ce ne fu anche uno direttamente dal Sudamerica, giocò senza troppi exploit nel primo Napoli di De Laurentiis.

Molto più presente la figura dei calciatori all’estero che utilizzano nomi religiosi o chi ne ha uno inconsapevolmente. Per Lazaros Christodouloupulos, i tifosi del Verona e del Bologna attendevano dei miracoli veri e propri, in Emilia si alternava al… dio Moscardelli nelle sostituzioni.

I brasiliani, invece, non mancano mai all’appello. L’ultimo calciatore in voga è Junior Messias, appena acquistato dal Milan. La sua carriera è stata ricca di spunti e resurrezioni, dal portare le lavatrici al campo sono state tante le parabole di vita. E chissà che in rossonero non possa effettuare qualche miracolo davvero importante.

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Rimanendo ai calciatori carioca, portare il nome Jesus è una consuetudine. Juan Jesus è sbarcato da Roma a Napoli, Gabriel Jesus invece è rimasto al Manchester City senza troppi rimpianti. L’Udinese invece ha ceduto, ma solo in prestito, Cristo Gonzales al Real Valladolid. Per Luca Gotti, evidentemente, non basta solo il nome per fare bene nel calcio italiano.