El Jefe sindaco dell’Atalanta: Palomino sogna Montero

Josè Luis Palomino è ormai il capo dell’Atalanta. Un leader silenzioso che ricorda quasi il Paolo Montero di vent’anni fa in nerazzurro.

Palomino in Champions - Getty Images
Palomino nell’Atalanta può ricalcare le orme di Montero – Getty Images

Il “Jefe” è sempre all’erta. L’amore tra Josè Luis Palomino e l’Atalanta prosegue nel migliore dei modi, perché il centrale difensivo è sempre più ambientato in Italia. Gioca ormai la sua quinta stagione nel campionato italiano, è un elemento chiave per l’Atalanta e ha anche aperto attività commerciali, tanto per far capire quanto sia ormai ambientato.

Un elemento solido e affidabile, certo non un esteta del football, ma sicuramente un calciatore di cui se ne parla spesso bene. Per la tenacia, il carattere e la capacità di “azzannare” l’avversario. Un elemento corretto ma deciso, perché i suoi interventi difensivi richiamano quelli di Paolo Montero. Duri, tenaci e decisivi il più delle volte, perché con i tackle riesce a bloccare direttamente gli attaccanti avversari e far capire che l’area bergamasca debba essere sgombra il più possibile.

Rispetto a Montero ha ricevuto un numero minore di cartellini e riesce soprattutto a tenere alta la barra delle provocazioni. Il capo non reagisce a futili isterismi, lascia scorrere per poi colpire decisivamente. Prova ne è il suo primo gol in Serie A nel febbraio 2018. Lo segnò in una gara a Crotone, zuppa d’acqua con un sacco di falli subiti e buttandosi praticamente in porta a toccare il pallone decisivo da piazzare in rete.

Il capo è un idolo

Palomino in campo - Getty Images
El Jefe è ormai leader negli orobici – Getty Images

Tutti possono essere ceduti tranne Josè Luis Palomino probabilmente. Perché i tifosi per il centrale difensivo sarebbero pronti a scendere in piazza. Non è un titolarissimo solo perché Gian Piero Gasperini alterna quasi scientificamente tre centrali su quattro, ma ha spesso grandi chance di essere affidabile. La carriera di Palomino è un inno alla perseveranza, perché non ha mai mollato nemmeno quando sembrava un giocatore adatto a squadre di seconda fascia.

In Argentina ha esordito con il San Lorenzo, 44 gare con la squadra tifata da Papa Francesco, prima di passare all’Argentinos Junior. Da lì il passaggio in Francia, due stagioni nel Metz con alterne fortune. Nella prima una retrocessione in Ligue 2 nonostante le 24 presenze, l’altra stagione non è stata il massimo. Così, la volontà di trovare altri palcoscenici ha avuto la meglio con la Champions League prima e l’Europa League poi giocata con i bulgari del Lodogorec.

Infine l’Atalanta, un approdo in sordina diventando sempre fondamentale. I quattro milioni investiti dai Percassi sembravano quasi un azzardo per un centrale semi sconosciuto all’epoca, ma i fatti hanno dato ancora ragione ai nerazzurri.

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Trovare un centrale così pronto non è facile, la fame di vittorie e di ambizione dell’Atalanta passa anche attraverso dei piedi ruvidi ma sinceri.