Arturo Vidal in valigia: ciao Conte, ciao Inter

cileno Vidal - Getty Images
Dalla carriera in calante...ma dall'ingaggio pesante il cileno all'Inter - Getty Images

Arturo Vidal lontano da Milano: ormai non è più una necessità dei nerazzurri. Ingaggio pesante, rendimento calante.

Anche Arturo Vidal entra nel calderone degli acquisti voluti ma non pienamente efficaci di Antonio Conte, tanto per dimostrare come l’ex tecnico dell’Inter debba limitarsi solo ad allenare i giocatori. L’ostinazione del ritorno in Italia del cileno non è seguita con i fatti, l’Inter ha comprato un giocatore che aveva già dato il meglio di sé e ora dovrà liberarlo necessariamente per non gravare sul bilancio.

Un rapporto, quello tra Arturo Vidal e mister Conte, praticamente diventato da leggenda. Si erano conosciuti nell’estate 2011 a Torino, il cileno andò subito in gol all’esordio e poi, pian piano conquistò un posto da titolare inamovibile nella Juventus, che vinse dopo anni lo scudetto.

Il cileno divenne importante insieme a Conte, quasi una simbiosi nel cielo della Continassa. Il tecnico leccese stravedeva per lui, rivedeva le caratteristiche che aveva in campo negli anni Novanta, lo metteva a paragone per gli esempi del sacrificio in campo. Vidal contraccambiò, diventando un giocatore sempre più decisivo ma anche ingombrante.

Con una vita non proprio da professionista in campo e un’annata di ostinazione nel 2014, quando in Europa League giocava a tutti i costi (per seguire Antonio Conte) nonostante problemi fisici di varia natura. All’addio imprevisto del tecnico leccese, anche Vidal non trovò più la voglia di proseguire nella Juventus.

Il cileno al passo d’addio

Arturo Vidal - Getty Images
Arturo Vidal scommessa persa per l’Inter – Getty Images

L’avventura calcifera del sudamericano proseguì poi tra Bayern Monaco e Barcellona, con in mezzo la nazionale cilena. Una Copa America vinta ma anche tante pagine di cronaca, tra problemi familiari, macchine distrutta e la solita vita extra campo a riempire i tabloid.

Antonio Conte però aveva ancora un posto nel suo cuore per il figliol prodigo. Non era arrivato al primo anno a Milano (con annessi malumori), bensì alla sua seconda stagione nerazzurra, come un premio finale almeno per il secondo posto. Il tecnico su Vidal aveva fatto affidamento, ma Arturo aveva dato il meglio di sé, a questi livelli o si corre a mille oppure è meglio stare in panchina.

Si riprese in parte nel pieno periodo invernale, il gol contro la Juventus era stata la vendetta dell’ex e una probabile rinascita, poi non concretizzata. Anzi, le panchine e i malumori sono cresciuti, con battibecchi pubblici che nessuno poteva aspettare.

L’Inter – anche con Simone Inzaghi al posto di Conte – ha il suo assetto. Titolare inamovibile è Barella, Brozovic ed Eriksen hanno assimilato i dettami tattici e possono essere utili all’ex tecnico laziale, Sensi è sulla via del recupero, Gagliardini è sempre utile.

Così Arturo Vidal diventa un peso, come lo era stato Nainggolan. Ergo, serve liberarsi di un ingaggio pesante con tanti saluti ai buoni propositi.

Vago l’interesse del Marsiglia, dove ritroverebbe il suo mentore della nazionale Jorge Sampaoli. Saranno da valutare le sue condizioni fisiche, non è proprio un ragazzino. In Francia, senza grandi pressioni, potrebbe comunque far bene.