Italia-Galles, tre oriundi in campo per Mancini: non è il record

Chiesa con i tre oriundi d'Italia
Chiesa e i tre oriundi titolari oggi con l'Italia (Getty Images)

Mancini si è affidato a tre oriundi nel match col Galles: non è il record per l’Italia, che anni fa fu criticata per la scelta.

Tanti, legatissimi alla nazione, spesso incisivi. Gli “oriundi d’Italia” hanno scritto storie di calcio indimenticabili e veri e propri racconti di vita. Di calciatori strappati alla loro terra che tornarono da protagonisti e da eroi. Da Mosso nel 1914 a Cesarini, l’eroe dei minuti finali, fino a Libonatti, Orsi, Sallustro. E poi Schiaffino, di cui Brera disse che non era fino a quel momento esistito un regista dal valore così alto, e ancora Sivori e Altafini. Fino alla storia recente.

Quella di Camoranesi, campione del mondo con l’Italia, e di tanti calciatori che hanno vestito l’azzurro con alterne fortune. Mancini ha rilanciato gli oriundi, e contro il Galles ha schierato Toloi, Emerson Palmieri e Jorghino. Record? Quasi, perché ci fu un commissario tecnico che in passato schierò una squadra imbottita di calciatori “naturalizzati”. E fu bufera per la decisione.

Leggi anche: Euro 2020, l’Italia non fa calcoli: obiettivo 9 punti:come 21 anni fa!

Italia-Galles, tre oriundi per il Mancio: il record fu nel 1958

sivori
Sivori, fra i più forti oriundi d’Italia (Getty Images)

Non è record per Roberto Mancini, che contro il Galles ha lanciato l’Italia con 3 oriundi in campo. Calciatori che ormai da anni sono nel giro azzurro e che fanno stabilmente parte del gruppo. Ci fu però chi fece meglio del ct azzurro. Accadde nel 1958, ed erano anni in cui spesso la nazionale era terra di conquista per i calciatori che tornavano dal Sud America per diventare protagonisti in Serie A.

L’Italia in quella partita di qualificazione ai Mondiali partì alla volta di Belfast, per affrontare l’Irlanda del Nord. Non fu accolta bene quella squadra, che nell’undici titolare aveva ben 4 oriundi in campo, ed erano i calciatori forse più forti dell’Italia. Si trattava di Alcides Ghiggia, che prima di quella esperienza fu addirittura in grado di segnare la rete decisiva dell’Uruguay nella finale dei mondiali contro il Brasile nel 1950. Un’ala dal dribbling ubriacante, che dal Milan trovò poi la maglia azzurra. Con lui c’era anche Montuori, che indossò addirittura la fascia da capitano in una occasione, e Da Costa, che in quel match con l’Irlanda andò in gol. A chiudere il poker di Oriundi d’Italia c’era Schiaffino, considerato uno dei calciatori uruguaiani di tutti i tempi.

In quella partita gli azzurri persero fra le critiche, ma la storia non ha mai invertito la tendenza dei commissari tecnici, che spesso scelgono gli oriundi. Come “gli angeli dalla faccia sporca” Sivori, Angelillo e Maschio, o i tre calciatori scelti da Mancini oggi per tentare di chiudere il girone a 9 punti. Storie e racconti di successi che hanno due bandiere ma un solo unico amore. Quello azzurro.