Indesiderati e poco graditi: quando il calcio crea paradossi

Baggio corner - Getty Images
Tra gli indesiderati spesso c'era Roberto Baggio nei club - Getty images

Indesiderati o poco sfruttati, molti calciatori hanno vissuto delle avversità sportive. Alcune più curiose, altre che potevano far deviare una carriera fortunata.

Gli indesiderati nelle rose calcistiche hanno varie sfumature. Alcune volte prendono anche una rivincita, perché basta cambiare squadre per dare una mano al destino, non si è più indesiderati e si decolla con le prestazioni.

Tanti i casi degli ultimi anni, in particolar modo quello di Jorginho ha un po’ stupito. L’ex brasiliano dopo aver trascorso un anno in prestito alla Sambonifacese, rientrò a Verona ma aveva poca considerazione da Davide Mandorlini. Secondo il regista della Nazionale, il tecnico dovette farlo giocare quasi… forzatamente e da lì in poi cominciò la sua scalata. c’è da dire che il tecnico comunque impiegò Jorginho in Serie A e lo portò ai massimi livelli, quindi va dato atto se non di un pentimento… almeno di una capacità lavorativa comunque importante per far crescere il talento.

Parlando di talento e di trequartisti, la lista potrebbe essere praticamente infinita. Perché è un ruolo dove si è spesso indesiderati per motivazioni tattiche innanzitutto. Per le nazionali era Arrigo Sacchi a dettare legge in materia, l’elemento fantasioso doveva rientrare o al massimo fare la seconda punta. Si spiega così la non titolarità di Gianfranco Zola in alcuni periodi degli anni Novanta.

Baggio, Zola e … Mancini

Jorginho - Getty Images
Jorginho ai tempi del Verona – Getty Images

Rimanendo a Gianfranco Zola, andò all’estero in quanto non gradito… a Parma. Si era appena insediato Carlo Ancelotti, che era stato vice di Sacchi e reduce dalla promozione con la Reggiana. Ebbene, rifiutò dai Tanzi la possibilità di creare una squadra intorno a Zola, che dovette poi far valigia e trasferirsi in direzione Chelsea. Dove divenne addirittura baronetto, prima di chiudere la carriera con il Cagliari.

Tra gli indesiderati c’è anche Roberto Baggio, che lo è stato più o meno apertamente in molte delle sue avventure calcistiche. Non era nei piani di Marcello Lippi (così come non lo era anni dopo Antonio Cassano), ma nemmeno in quelli di Renzo Ulivieri. Il tecnico allora al Bologna lo mandò in panchina nel match contro la Juventus: un sacrilegio pagato con la sconfitta e con … l’arrabbiatura della mamma dello stesso mister.

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Episodio curioso che fa capire come Baggio era una divinità anche per le signore di qualche anno fa, solo con Carlo Mazzone trovò un allenatore che era bravo innanzitutto a capire l’uomo, prima ancora che il calciatore.

Per quanto riguarda Antonio Conte, ha i suoi “preferiti” (i vari Darmian, Giacchierini, Vidal…), ma ha spesso messo alla porta dei calciatori dal primo giorno di ritiro: lo fece alla Juventus, all’Inter, lo farà ancora.

C’è anche un Mancini tra gli indesiderati, non il tecnico della Nazionale bensì Amantino, brasiliano che con la Roma era arrivato da una stagione non eccellente con il Venezia allenato da Gianfranco Bellotto. Che fu tartassato per questo motivo, ma il brasiliano era un corpo estraneo in Laguna e non un elemento da colpi di tacco nel derby.