Trequartista di provincia: un lusso da cercare per bene

Empoli-Reggina - Getty Images
Gli elementi di fantasia nel calcio italiano abbondavano qualche anno fa - Getty Images

Il trequartista di provincia è sparito dai radar. Nemmeno ne abbiamo visto tracce negli europei: un elemento sempre più raro nel calcio odierno.

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Gli elementi di fantasia nel calcio italiano abbondavano qualche anno fa – Getty Images

Dare del tu al pallone è un’arte troppo spesso sottovalutata. Soprattutto se il calcio diventa sempre più un tipo di sport muscolare, adatto a gente dal fisico imponente ma dai piedi che non sono propriamente finissimi. Sino a qualche anno fa, invece, c’era ancora spazio per una categoria speciale, quella dei trequartisti di provincia.

E non era un vezzeggiativo, anzi. Erano gli elementi che davano brio alle squadre che lottavano per la salvezza, ma erano utili anche per conquistare un posto in Europa. Mica dovevano pensare solo a far legna, anzi. In molti conquistarono il loro posto al sole da trequartisti di provincia perché, diventando grandi, portarono sempre ad esempio l’umiltà dei primi tempi.

Lamberto Zauli fu in questa categoria un punto fermo. A Vicenza, Bologna e Palermo fece vedere grandi cose, un elemento del genere ora starebbe in Nazionale probabilmente. Ma aveva trovato la Serie A negli anni di Baggio, Del Piero e Totti, non era mica facile essere il migliore. Fu comunque protagonista in provincia, regalandosi tante soddisfazioni e l’apprezzamento di tutti gli addetti ai lavori.

Chi invece metteva tutti d’accordo era Ighli Vannucchi, centrocampista e trequartista apprezzabile per la sua continuità, quest’estate ha festeggiato la promozione di Empoli, Salernitana e Venezia: ha giocato nei tre club in Serie A.

Quelli che potevano dare di più

Lamberto Zauli - Getty Images
Lamberto Zauli è stato tra un trequartista di provincia molto apprezzato – Getty Images

I trequartisti di provincia hanno tanti rappresentanti. Mimmo Morfeo fu il genio uscito da Bergamo e che ha disseminato lampi di classe dovunque. Vinse uno scudetto anche con il Milan, giocò poco all’Inter, si riprese poi con il Parma. Non era sempre continuo e questo fu un fattore che bloccò, in un certo senso, la sua carriera.

Enrico Bonocore, invece, non arrivò mai a giocarsi pienamente le sue chance in Serie A, ma fu uno dei talenti più importanti della sua generazione. Lampi di classe in provincia, lì essere trequartisti è più facile. Arte infusa a Cosenza (anche se Alberto Zaccheroni lo sostituiva frequentemente), Ravenna, Messina e Venezia, giusto per citare qualche squadra.

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Fabian O’Neill, invece, si perse per altro. Al Cagliari fu geniale, nella Juventus si capì che non poteva mai sostituire Zinedine Zidane e aveva un fardello nell’anima anche abbastanza grosso.

Tanti altri furono i protagonisti in provincia, tanti i trequartisti che accendevano la contesa per poi sparire nel corso di un torneo. Non elementi continui, ma gente che aveva nei piedi la fantasia per accendere un intero stadio.

Peccato per la continuità, ma ora rimpiangiamo anche quello. Perché di trequartisti non ne vediamo più, sono mezzale, esterni, registi e mezzi incompiuti in nome dei tatticismi.