Di Francesco, vendetta mancata: la Roma rimane un tabù

Eusebio Di Francesco non potrà affrontare la Roma, ovvero una parte importante del suo passato. Il Verona con Igor Tudor potrebbe fare proprio uno scherzetto al team di Mourinho?

Eusebio Di Francesco - Getty Images
Eusebio Di Francesco senza pace: dopo la Roma, altri tre esoneri – Getty Images

La voglia di rivalsa, ma anche il ricordo di aver trascorso anni comunque importanti. Per Eusebio Di Francesco l’incontro con la Roma poteva avere un suo perché, anche a distanza di alcuni anni. Perché il tecnico è rimasto affezionato ai colori giallorossi, diventando un elemento prezioso da calciatore e poi un mister comunque entrato nella storia successivamente.

Una strana parabola quella all’Olimpico, sembrava poter aprire un ciclo duraturo invece durò relativamente poco la sua avventura. Incomprensioni, malintesi sul mercato ma anche una Roma che, spesso e volentieri, ha viaggiato sulle onde pericolose dell’emotività.

La sfida del “Bentegodi” sembrava quasi una sorta di rivalsa per il Verona, che contro la Roma vorrà dimostrare di non essere soltanto bella ma poco concreta. Lo farà da tecnico Igor Tudor, che imposterà una squadra soprattutto da un punto di vista difensivo. Il tecnico croato non è un mister da avanguardia, quanto da solidità immediata. Non è un caso che il Verona dovrà trovare prima le certezze difensive, poi trovare quelle che ha smarrite lì da tempo davanti. Un problema che Di Francesco ha sottovalutato, mancando così ora l’appuntamento con il passato…

Una storia giallorossa frastagliata

Di Francesco alla Roma - getty Images
L’avventura romana da mister per lui è durata una stagione e mezza – Getty Images

Quella di Eusebio Di Francesco fu una storia calcistica abbastanza particolare. Da calciatore, arrivò dal Piacenza degli italiani nell’estate 1997. Ad accoglierlo ci fu Zdenek Zeman, passato dalla parte opposta del Tevere che impiegò quella che era una mezzala da terza punta. Con qualche difficoltà ma anche qualche gol pesante. Poi l’arrivo di Fabio Capello, che poteva comunque contare su un calciatore che bazzicava anche la Nazionale, duttile ed efficace in fase di copertura, capace poi anche di trovare lo spunto giusto in avanti.

Lasciò dopo lo scudetto del 2001, proprio per tornare a Piacenza con una salvezza e una retrocessione, poi l’approdo nell’Ancona dei record (negativi) e a Perugia, una stagione e mezza prima del fallimento.

Da tecnico ha legato soprattutto la sua storia al Sassuolo, prima di passare alla Roma. Dove dovette gestire la fase post Totti, e non fu nemmeno semplicissimo. Ridette animo all’ambiente, caricando il ruolo di leadership a Radja Nainggolan e dando comunque l’impressione di aver trovato la quadratura. Soprattutto dopo l’epica rimonta al Barcellona e le semifinali perse contro il Liverpool, si arrivò a un passo da un traguardo storico ma si sorrise comunque.

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Cosa che non avvenne successivamente, perché la Roma era una polveriera, molti malesseri erano stati nascosti e a pagarne le spese fu proprio il tecnico. Che dopo i giallorossi ha provato a ripartire, ma senza grossi risultati sia con la Sampdoria che con il Cagliari. L’approdo al Verona non è stato il più tranquillo, ora è a un bivio di carriera.