Fratelli quasi coltelli: tra campioni e bidoni, nomi al top

Fratelli campioni e bidoni: se il talento salta una generazione, allora non c’è chance per quanti vogliono seguire le orme dei fenomeni di casa. Alcuni esempi arrivano soprattutto dall’estero ma che riguardano il nostro calcio.

Digao - Foto LaPresse
Fratelli d’arte come Digao, tra i bidoni calcistici – Foto LaPresse

Quando il talento va e viene in famiglia. Si parla spesso del salto di generazione e guardando a questi esempi la previsione è probabilmente giusta. In alcuni casi, sono stati i fratelli campioni a “raccomandare” o comunque a seguire da vicino la carriera dei loro congiunti, spesso non proprio memorabili in campo. Anzi, dei veri e propri bidoni, calciatori che poco avevano da spartire con i massimi livelli.

Il calcio europeo e italiano ha offerto vari spunti da questo punto di vista. Per quanto riguarda gli italiani, almeno si è avuto il buon gusto di non spingere molto, i fratelli d’arte sono stati più degli onesti mestieranti che non dei bidoni. Le big hanno capito, soprattutto, che non valeva la pena investire moltissimo solo sul cognome, facendo di conseguenza le fortune delle squadre di Serie C, dimensione e habitat giusto per molti fratelli famosi.

Che hanno evitato di diventare bidoni e di mostrarsi in tutta la loro fragilità. Spesso e volentieri dall’estero il nome ha portato presto imbarazzi più che soddisfazioni.

Calciatori per caso

Zarate - Foto LaPresse
Mauro Zarate fu il migliore di famiglia in Italia – Foto LaPresse

In effetti, guardando il curriculum dei campioni alla voce dei fratelli c’è spesso da abbinare quella dei bidoni. Lo dimostrano i numeri, le statistiche e gli atteggiamenti, alcune volte il mix è stato praticamente fatale.

Il più grande di tutti, ovvero Diego Armando Maradona, aveva in Italia il fratello Hugo, collocato per la stagione 1987-88 all’Ascoli. Non fu una stagione memorabile per il fratello, forse nemmeno può rientrare nella categoria dei bidoni, in quanto qualcosa comunque mostrò fuori dai confini in Italia. È rimasto nel nostro paese, si è addirittura candidato in politica, ha diversificato i suoi interessi, ricordando la parentesi ascolana con simpatia. Non giocò moltissimo, la squadra marchigiana non poteva attendere i chiari di luna di un qualsiasi numero 10, già attese troppo il fratello d’arte.

Chi indispettì fu Diego Zarate qualche chilometro più in là ad Ancona. Protagonista di una stagione disastrosa in Italia e con vaga somiglianza ad Alvaro Vitali. Fece meglio il fratello Mauro con le maglie di Lazio, Fiorentina e Inter, ma una certa supponenza è rimasta in famiglia.

Kakà riuscì a portare in Italia il fratello Digao, prima tesserato con il Milan e poi “sopportato” dal Rimini per una stagione. Paul Pogba invece seguiva il fratello Mathias, che non lasciò grandi ricordi al Pescara in cadetteria. Dei tre fratelli, il polpo maggiore è quello pescato al Manchester United.

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Anche i danesi non furono da meno. Martin Jorgensen giocò tanti anni con Udinese e Fiorentina portando anche l’autobus… il fratello Mads fece solo il ritiro nell’Ancona del 2003.

 

 

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