Mondonico avrebbe compiuto 74 anni: la sedia al cielo e le frasi celebri

Il 9 Marzo nasceva Emiliano Mondonico, un tecnico molto amato che rese il calcio più umano, dalla sedia al cielo ad una serie di frasi celebri che ancora oggi vengono ricordate.

Emiliano Mondonico avrebbe compiuto 74 anni, tanti vissuti nel calcio da protagonista assoluto. Non solo in campo, ma anche grazie ad una serie di frasi celebri che riportavano il calcio al popolo. E a quella famosa sedia al cielo che fu il simbolo di un’era del Torino. In granata riuscì a vincere una Coppa Italia quando ancora il trofeo era molto sentito, e fu protagonista di una finale di Coppa Uefa che la sua squadra avrebbe meritato di vincere. La partita della sedia alzata al cielo, che lui stesso definì un simbolo dello spirito di quel gruppo di “indiani”. Dopo la carriera da calciatore prese in mano la guida tecnica della Cremonese, che salì subito in Serie A. Poi la retrocessione e l’incarico a Como sempre nella massima serie, con un brillante nono posto.

Fu quindi chiamato dall’Atalanta, e fece grande la Dea. Dopo la promozione immediata guidò la squadra fino alla semifinale di Coppa delle Coppe persa contro il Mechelen, che riportò il trofeo in Belgio in finale ai danni dell’Ajax. Poi il passaggio al Torino e i punti più alti della sua carriera. Arrivò terzo in campionato e fece meglio in Coppa Uefa. I granata furono capaci di eliminare il Real Madrid in semifinale, e persero nel doppio confronto con l’Ajax solo per la regola degli scontri diretti. Fu quella la partita della sedia al cielo. Nella stagione successiva però arrivo il brillante successo in Coppa Italia. Che resta ancora oggi l’ultimo portato a casa dal club granata.

Poi un lungo girovagare in Serie A e in cadetteria, il ritorno all’Atalanta, l’avventura al Cosenza alla Fiorentina e ancora quelle all’Albinoleffe, Cremonese e Novara. Fino al ritiro e alla prematura scomparsa. Quel triste giorno ha privato il mondo del calcio e la sua famiglia di un uomo di grande spessore. Un allenatore capace non solo di vivere il calcio in campo ma anche nel racconto di uno sport che lo ha reso protagonista.

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Mondonico spiegò al mondo il significato della sedia al cielo. Amava gli attaccanti e voleva battere i “cowboys”

“Quella sedia è il simbolo di chi tifa contro tutto e tutti. È il simbolo di chi non ci sta e reagisce con i mezzi che ha a disposizione. È un simbolo del Toro e del suo spirito, perché una sedia non è un fucile, è un’arma da osteria”. La frase di Mondonico dopo la sedia alzata al cielo di Amsterdam nella finale contro l’Ajax racconta lo spirito leale di un uomo che oggi avrebbe compiuto 74 anni. L’intelligenza di un allenatore che amava prendere il timone di progetti da rilanciare, e che riusciva sempre a riportarli in alto. Con le sue idee tattiche, il dialogo e il sorriso sornione di chi la sa lunga.

“Noi siamo gli indiani contro i cowboys, chissà che una volta gli indiani non vincano la loro battaglia”, disse prima di un derby con la Juve, nascondendo sotto i baffi il ghigno di chi provava a rendere storica quella gara. Era innamorato del calcio e degli attaccanti Mondonico, che amava il modo di giocare di Vialli e Belotti. “Andrea Belotti? Lo conosco dalle giovanili dell’Albinoleffe. Datemi lui in attacco e posso sfidare chiunque. È uno che ha sofferto più di Vialli per diventare quello che è, e quello che sarà”.

Inzaghi però era forse il suo preferito. “Non è Inzaghi ad essere innamorato del gol, ma è il gol ad amare questo attaccante” disse riferendosi all’attuale allenatore del Benevento. Non solo frasi d’amore per il calcio però ma anche un grande rimpianto per il progetto al Torino. “La crisi ha costretto la società a vendere i migliori. Peccato, perché nelle nostre intenzioni e nelle nostre valutazioni quella squadra doveva vincere il campionato. Ed eravamo sulla buona strada se tutto quanto fosse andato nel modo migliore”. Avrebbe compiuto 74 anni oggi un tecnico appassionato e amante del mondo del calcio. Che ricorda sempre con piacere Emiliano Mondonico, un uomo capace di riportare lo sport al popolo.