E’ l’Italia dei giovani meravigliosi: che fine ha fatto Zemanlandia?

Florenzi Immobile Insigne
Florenzi Immobile Insigne (GettyImages)

L’Italia di Roberto Mancini si fonda su quattro elementi, meravigliosi interpreti del progetto Zemanlandia. La realtà è però diversa.

C’era una volta il Pescara targato Zemanlandia. C’era una volta una squadra eccezionale, di giovani vogliosi di vincere ed arrivare alla gloria calcistica. Tra loro, Marco Verratti, Lorenzo Insigne, Ciro Immobile. Colonne portanti dell’attuale nazionale di calcio targata Roberto Mancini, un tempo, interpreti sublimi di un concetto di calcio fermo nel tempo, fatto di tattica forsennata, bellezza ricercata, culto sfrontato per il gol. Non una parte del gioco, ma la parte essenziale.

Dopo Pescara, Zemanlandia affonda nuovamente le sue radici nella capitale, sponda giallorossa, e li, l’incontro con Alessandro Florenzi, altro ispirato interprete del 4-3-3 del tecnico boemo, altro pilastro, dell’Italia che si appresta a giocare gli Europei di calcio. Alessandro Florenzi, ora al Psg, dopo l’addio alla sua amata Roma (ennesimo figlio della lupa, di fatto, mandato via), è stato, forse, uno degli ultimi veri interpreti totali di quell’idea di calcio. Duttile, rapido, tecnico. La quint’essenza del concetto zemaniano, tra silenzi, sigarette e taglienti verità.

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E’ l’Italia dei giovani meravigliosi: Zemanlandia solo un ricordo?

Zeman
Zeman Pescara (GettyImages)

Le trame condite d’estetica del tecnico boemo, sono ormai un ricordo, rimasto scolpito nel tempo. Quest’Italia, nonostante gli interpreti sopraffini, ha davvero poco di quello che è stato il progetto Zemanlandia. Insigne e Verratti, può succedere di vederli dialogare, quasi divertendosi tra loro, in nome, forse di vecchie visioni calcistiche smarrite nei ricordi, ma è tutto sommato la loro qualità, più che altro a parlare. Il progetto tattico, oggi, è ben diverso. Italia Irlanda del Nord, di ieri sera, ne ha dato chiaramente prova.

Zemanlandia è lontana da quest’Italia, ma il progetto tecnico, e tattico, può essere altrettanto interessante. Mancini ha scelto i migliori, senza dubbio quelli che attualmente offrono maggiori garanzie, il meglio della rappresentativa italiana in giro principalmente per l’Europa. Giovani e meno giovani. Tanta grinta, esperienza, qualità. Il resto, potrebbe, e dovrebbe venire da se. Quest’Italia può diventare qualcosa di bello, qualcosa di importante. Al centro di tutto, i testimoni, gli interpreti,  di quel progetto calcistico che fece innamorare, ancora una volta gli amanti del calcio di Zdenek Zeman.