Un Boca italiano: la Bombonera si infiamma – VIDEO

Tevez alla Juve - Getty images
Tevez ai tempi della Juventus - Getty images

Zarate e Tevez, due vecchie conoscenze italiane a trascinare il Boca Junior. Caratteri diversi, ma stessa voglia di stupire nella Bombonera.

C’è un po’ di Italia nel Boca Junior da sempre. Gli Xeneizes sono i genovesi, e il quartiere che ospita il Boca è ricco di colori, musica e di chiare matrici tricolori. E anche per questo non stupisca che ci sia sempre un tocco di Italia nel Boca, squadra del popolo e delle grandi emozioni. In rosa ci sono i dimenticati, come Cristiano Pavon (era all’Udinese) e i genovani Gonzalo Maroni e Lisandro Lopez, non troppo rimpianti nella Sampdoria e nel Genoa.

Soprattutto ci sono due attaccanti che spesso hanno fatto parlare per i loro gol, ovvero Carlos Tevez e Mauro Zarate. Magari più il primo del secondo, ma è indubbio il talento di giocatori che hanno deciso di congedarsi dal calcio – o quasi – con indosso la maglia del Boca Junior. Maglia pesante, anzi pesantissima, che in Argentina assume un significato sportivo e altri mille dal punto di vista morale.

Le prestazioni dei due talenti stanno riportando il Boca Junior all’attenzione generale, facendo da traino anche per gli altri. Molte squadre, seguendo il talento di Zarate e Tevez, stanno osservando da vicino mediani e centrali di difesa: gli argentini sono sempre i giocatori maggiormente pronti. In Italia lo sanno bene e spesso si fa la spesa da queste parti.

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Talento spregiudicato e arte di classe

Mauro Zarate - getty images
Il trasferimento di Zarate al Boca è stato il più discusso del calcio argentino – Getty Images

Carlos Tevez è tornato per la terza volta al Boca, stavolta definitivamente. La carriera è stata un crescendo, dagli esordi in Argentina al Corinthias in Brasile, passando per l’Inghilterra. Prima con il West Ham, poi con i due Manchester, caso quasi unico al mondo di passaggio quasi indolore ai club inglesi. La parentesi italiana, che sembrava un azzardo, è stata invece nel segno della continuità.

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Attaccante moderno e rabbioso, scaricava il suo mondo nei gol che faceva. Ne faceva di pesanti, ma anche di belli e folgoranti, la Juventus forse se l’è goduto troppo poco. Lo pagò una bazzecola, una decina di milioni, levandolo al Milan e arrivò con lui in finale di Champions. Tevez contraccambiò quell’affetto discreto, contro il Parma prese palla dalla difesa e arrivò sino in porta, saltando avversari come birilli o come in montagna per un gol ancora negli occhi di tutti. Il ritorno al Boca, poi l’avventura cinese per raggranellare qualche altro milione e poi ancora il mondo argentino. Nonostante sia un classe 1984 sa farsi valere.

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Mauro Zarate, di tre anni più piccolo, è stato un po’ un ragazzo dall’occasione mancata. Questione di testa, più che di piedi. Alla Lazio ha avuto un esordio folgorante, poi si è perso tra mille beghe anche con la proprietà che lo mise fuori rosa. Andò all’Inter e si perse, girò il mondo e quasi fu nel dimenticatoio. Tornò in Italia a Firenze e non fu confermato, ritornò al Velez e… lo tradì con il Boca. Ricevendo un sacco di insulti per questo cambio di maglia, chiudere con un club nemico al proprio passato è la scelta controcorrente dell’argentino.