Vincere giocando male: una ricetta da scudetto

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Straripante Lukaku, ci vogliono due uomini per fermarlo - Getty Images

Lo scudetto si può vincere giocando male: qualcosa che è tipico della Serie A, ma anche delle squadre più concrete della storia.

L’estetica o il risultato, è il dubbio che attanaglia da sempre il calcio italiano. In particolare, nel parlare di scudetto spesso si vanno a fare i conti sul fattore spettacolo, mettendo in evidenza che si può vincere giocando male. Come se fosse una sorta di reato o di lesa maestà, ma in realtà conquistare i tre punti senza giocare alle stelle è un merito assoluto.

L’Inter di Antonio Conte in questo sta diventando brava. Si può conquistare una vittoria senza troppi ghirigori, per lo spettacolo ripassare a torneo conquistato. Essere letali in campo è spesso molto più consigliato di fare show, costruzioni dal basso e poi prendere valanghe di gol. In effetti, un campionato si vince conquistando tante vittorie e chiudendo bene la difesa, a volte anche accontentandosi di un buon pareggio. Come se fosse una partita scacchi, o giù di lì.

Non a caso, le migliori difese sono spesso quelle della prima classifica, sarebbe strano vedere una compagine vincere la Serie A con cinquanta gol subiti. Sarebbe un po’ troppo anche per i nostri tempi: perciò, l’Inter ha capito che lo scudetto si vince con concretezza. Anzi, è stato Antonio Conte a infondere questo concetto nell’ambiente nerazzurro, spesso troppo innamorato della prestazione estemporanea a dispetto della continuità.

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La storia insegna, chi sbaglia meno vince di più

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Il tecnico svedese capì che vincere giocando male era la soluzione giusta per la Lazio da scudetto – Getty Images

Non è un caso che, guardando alle sponde dei Navigli, ci siano i paragoni migliori. Vincere giocando male era anche un motto nascosto dal Milan di Fabio Capello, che spesso vinceva per 1-0 nonostante una rosa sterminata di campioni. Faceva il giusto e poi si difendeva, avendo i vari Baresi e Maldini come dare torto al tecnico friulano?

Era una costante, Capello con il Milan vinse quattro scudetti in cinque campionati. Quando poi si abbandonò al gioco da fare a tutti i costi, il Milan prese poi sonore batoste anche in campionato, come nel caso della stagione 1997-98, anche se con una rosa cambiata.

Un caso a parte fu quello delle squadre romane. La Lazio era più concreta in trasferta, non giocava benissimo ma raccoglieva soprattutto con i gol dei centrocampisti. La Roma, guarda caso allenata da Capello, vinse lo scudetto blindando l’Olimpico e concedendo ben poco allo spettacolo nel momento chiave della stagione.

Per l’appunto, dunque, si può conquistare un torneo senza fare troppo spettacolo, ma mantenendo dritta la bussola. E, se guardiamo bene, ogni squadra dal secondo al quinto posto ha buttato almeno per strada dieci punti, persi con le piccole. Sommandoli allo stato attuale, avremmo avuto l’antagonista dell’Inter, a dimostrazione che la concretezza vale mille volte in più rispetto alla goleada di giornata.