Massimo Ficcadenti, il tecnico da Oriente express

primo piano Ficcadenti - Getty Images
Il tecnico italiano allena ormai in Giappone dal 2014-15 - Getty Images

Massimo Ficcadenti, un tecnico samurai. Da anni l’allenatore italiano allena in Giappone, una seconda vita calcistica che lo rende ormai una rarità.

In Giappone per allenare. Spesso capita ai tecnici italiani di andare in Oriente a insegnare calcio, a volte con le avventure dettate più dai fattori economici che da quelli tecnici. C’è chi invece è rimasto in Giappone per una scelta di vita, rimanendo nella Japan League a dare consigli e manforte al settore tecnico nipponico. Il caso di Massimo Ficcadenti è qualcosa di raro nel calcio, in antitesi con quanto fatto molti tecnici, che spingono per tornare subito in Italia, rinunciando a tutto per la nostalgia di casa.

Lui no, il tecnico sta bene in Giappone e non è un caso che attualmente allena la terza squadra della sua esperienza orientale. Da mister era arrivato in alto praticamente ai quarant’anni, sta maturando da tecnico in un campionato seguitissimo in Oriente e poco o nulla altrove. Senza grandi pressioni, perché in Giappone si può lavorare e fare un’esperienza di vita. Se si ama la cultura orientale, diventare una sorta di maestro da quelle parti deve essere proprio il massimo.

Perché in questo caso, è la cultura a farla da padrona. Per quanto bello possa essere il calcio giapponese, non arriverà mai ai livelli europei. Né ai livelli dei famosi Holly e Benji, in cui il campo da calcio durava tre puntate e i tiri partivano da una porta all’altra.

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Allenare per passione e per cultura

Ficcadenti al Cesena - Getty Images
Il tecnico Massimo Ficcadenti allora a Cesena, ha più Giappone che Serie A nel dna – Getty Images

Massimo Ficcadenti sa benissimo di aver fatto una scelta controcorrente, e in fondo il Giappone riconosce al tecnico italiano un gran sapere. L’avventura è iniziata nel 2014-15 allenando la squadra di Tokyo, un team con una tifoseria estesa e con una passione sempre viva. Un quinto e un terzo posto, prima di passare al Sagan con due stagioni all’11° e 8° posto, prima di un esonero a campionato in corso. Nel 2019, invece, il trasferimento al Nagoya, con una squadra in crescita partita bene nel torneo attuale.

In Giappone ha sinora collezionato 68 partite con il Tokyo in Japan League, 82 nel Sagan e 45 panchine con il Nagoya, escludendo ovviamente le coppe.

È praticamente uno dei tecnici europei più esperti in Giappone, con un buon numero di fan al seguito. In Oriente per ritrovare la passione, dopo un cammino italiano molto burrascoso. Dopo il boom con il Verona, la prima panchina di Serie A con la Reggina durata poco, poi il Piacenza e il ritorno in Serie A con il Cesena.

Portando in salvo, con un coraggioso 4-3-3 e tanta qualità. Includendo un giapponese, ovvero Yuto Nagatomo, che ha poi consigliato sicuramente al tecnico di rimanere in Giappone. Anche perché le ultime esperienze italiane con Cellino al Cagliari sicuramente non sono incentivi per tornare ad allenare dalle nostre parti.