La rivolta in Europa sale: troppi soldi a chi sta fermo

I soldi investiti sui tecnici saranno sempre fonte di discussione nel 2022. Nell’anno dei mondiali e dei campionati che si giocheranno quasi tutti i giorni, è giusto dare ingaggi generosi agli allenatori?

Guardiola dubbioso - foto LaPresse
Soldi discussi in Europa, forse se ne danno troppi in giro… foto LaPresse

In principio era il minimo sindacale. I premi partita, gli ingaggi annuali e le sponsorizzazioni si sono poi intromessi sempre più tra i tecnici e le dirigenze. Gli allenatori in Europa sono ormai delle super star che occupano una larga voce a bilancio, contano su società accondiscendi in ogni condizione o quasi.

I tecnici attuali portano nelle loro avventure un sacco di gente, più o meno utili alla causa. Un mister arriva praticamente ad avere una decina di fedelissimi, passi per il vice e il preparatore atletico, i dubbi sorgono nel veder mettere a bilancio scout manager, collaboratori tecnici e amici degli amici, spesso e volentieri.

Gli ingaggi e i soldi presi  – così – diventano delle vere e proprie squadre d’assedio, i maggiori emolumenti vengono afferrati proprio dal primo coach. La persona che si assume ovviamente le responsabilità, fa la formazione e va a “combattere” nell’area delle conferenze stampe. Un individuo a volte “furbo” nel raddoppiare di anno in anno gli ingaggi da capogiro.

Una vittoria vale un vitalizio

Diego Simeone - foto LaPresse
L’ingaggio di Simeone all’Atletico è sempre discusso – foto LaPresse

La fascia dei tecnici pluripagati comincia ad allargarsi, il calcio europeo si chiede se sia giusto rinnovare i tecnici con cifre sempre più importanti. Il problema non è solo italiano, bensì europeo e se vogliamo anche intercontinentale. L’Atletico Madrid investe quaranta milioni di euro su Diego Simeone, un club che – sicuramente – ha almeno altre otto squadre più forti in Europa nel confronto. Lo stipendio sembra essere davvero esagerato in base ai risultati ottenuti.

La fase di pandemia ha acuito poi le spese delle società, i club si ritrovano così a dover fronteggiare anche i bonifici per le guide tecniche. Moltiplicati in alcuni casi, i team hanno ancora a libro paga gli allenatori esonerati, una sorta di masochismo nel bilancio annuale.

L’Europa del calcio riflette se non sia il caso di mettere un freno per i big, facilitando invece quanti lavorano con mille difficoltà.  Allenare è una sorta di missione se confrontata con la parte più ricca. Scendendo di categoria, molti sono gli allenatori che prendono la paga sindacale, ricevendola spesso anche in ritardo. Non cifre esorbitanti, ma stipendi di gente normale che serve a far campare una famiglia.

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Il mondo dilettantistico poi resta un girone dantesco, ove i tecnici il più delle volte allenano a costo zero, e lo fanno anche con sacrifici e costi proprio. Il rovescio della medaglia non è proprio edificante, il pallone ha più passione probabilmente quando viene portato da casa che non su un vassoio d’argento.