Chi è Marco Rossi, l’allenatore dell’Ungheria con un passato da top player (in Fifa 97)

Marco Rossi Ungheria
Marco Rossi, allenatore dell'Ungheria (fonte foto GettyImages)

Marco Rossi è l’allenatore italiano che ha riportato l’Ungheria in una grande manifestazione: le curiosità sulla sua carriera e vita privata.

L’autore del ‘miracolo’ ungherese è un italiano. Si chiama Marco Rossi ed è un ex calciatore, oggi allenatore italiano specializzato in imprese impossibili. Nato a Druento, vicino Torino, il 9 settembre 1964, è stato durante la carriera sul terreno di gioco un discreto difensore, in grado di raccogliere molte presenze con la maglia del Brescia, e di girovagare per tutto il resto della sua vita agonistica dal Campania al Salò, dalla Sampdoria (con cui ha vinto una Coppa Italia) all’Ospitaletto, con un paio d’esperienze all’estero: all’America di Città del Messico e all’Eintracht Francoforte.

Ma paradossalmente la curiosità più importante legata alla sua carriera da giocatore riguarda gli eSport. Marco Rossi è stato infatti un top player… in Fifa 97! L’atleta italiano era presente nel database della saga, nella rosa della Sampdoria, e vantava un rating corrispondente a 97! Decisamente diverse le soddisfazioni che si è saputo prendere da allenatore. Su tutte, quella con l’Ungheria.

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Marco Rossi: la moglie e la vita privata dell’allenatore dell’Ungheria

Marco Rossi allenatore
Marco Rossi, commissario tecnico dell’Ungheria (fonte foto GettyImages)

Rossi è sposato da tantissimi anni con Mariella. I due vivono in Ungheria per gran parte dell’anno da quando l’allenatore ha preso l’incarico di commissario tecnico della nazionale magiara. Ogni tanto vanno a trovarli anche i figli Simone e Gaia. Il ruolo della moglie nella sua vita è stato fondamentale. Lo ha accompagnato da giocatore, nei momenti più belli e anche nelle esperienze all’estero, molto coraggiose per l’epoca.

Ma lo ha sostenuto anche nei periodi più bui. E ce ne sono stati, di periodi bui. Ad esempio quando era bagarre delle panchine in Serie C, quella dalla quale pochi riescono a emergere e molti finiscono sommersi. In panchina alla Cavese, nel 2011 venne esoerato. Per un anno e quattro mesi rimase fermo. Qualcuno lo chiamava per allenare, ma gli chiedevano come requisito uno sponsor. Racconta a Il Foglio l’allenatore: “Quello è stato un periodo difficile, erano tre anni che non guadagnavo un euro, che non portavo soldi a casa. Non sono stato in depressione, ma in uno stato psicologico molto vicino“. in quel momento aveva anche pensato di lasciare per lavorare come commercialista nello studio del fratello. Ma il suo destino era un altro.

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Un giorno arrivò la sua grande occasione, ma richiedeva coraggio: lasciare tutto e andare in Ungheria per allenare l’Honved di Budapest. Era il 2012-13. Iniziò con un terzo posto, si dimise l’anno dopo per rientrare a metà della stagione successiva e iniziare a mettere i mattoncini per l’impresa. Nel quarto anno ungherese chiuse ottavo. Nel quinto riuscì a vincere un titolo storico. Da trionfatore lasciò l’Ungheria per vivere un’esperienza in un club slovacco, prima di iniziare dal 2018 il lavoro con la Nazionale magiara, portata miracolosamente a Euro 2020. Il resto è cronaca.