Master League, la rosa inventata di Pro Evolution Soccer che ha fatto storia

Master League, la rosa inventata di Pro Evolution Soccer che ha fatto storia
Master League, la rosa inventata di Pro Evolution Soccer che ha fatto storia

Una rosa inventata rimasta nella memoria. E’ la squadra con cui iniziava la Master League, la più amata modalità di gioco del videogame ISS Pro Evolution, poi PES. Una squadra di calciatori inventati con cui partire, per poi guadagnare punti e denaro in modo da acquistare quelli reali e rinforzare la rosa.

La squadra di partenza prevedeva in porta un russo: Inorov in PES, Ivanov in PES 2, Ivarov dal terzo capitolo. Un elemento di discreta affidabilità ma con qualche pausa di troppo. In difesa c’è Stremer, uno svedese alla Mellberg, un pilastro soprattutto sulle palle alte. Dulic, serbo, era più utile nei calci di punizione col suo sinistro in stile Mihajlovic che in copertura. Valeny, francese, ricorda un po’ Zebina. Parte centrale di destra, in una difesa a tre, forte anche come terzino in una linea a quattro vista la velocità elevata (82 nella scala da 1 a 99).

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Il centrocampo della Master League: Minanda come Rui Costa

Il centrocampo della Master League: Minanda come Rui Costa
Il centrocampo della Master League: Minanda come Rui Costa

Una squadra senza talenti di spicco deve puntare sulla corsa e su centrocampisti di sostanza, come il rumeno Iorga, insostituibile nella rosa originale della Master League. Una squadra che si affidava a un capitano italiano, noto prima come Cellini poi come Celnili, utile per cucire il gioco nelle due fasi.

Generazioni di giocatori hanno dovuto imparare a gestire le energie dell’ala spagnola Ximelez. Grande visione di gioco, dribbling efficace e velocità erano le sue principali qualità. Ma la resistenza era davvero bassa, per cui spesso dopo un tempo tenerlo in squadra era come avere un uomo in meno.

A destra giocava il francese Espimas, precedentemente Espinas, che come tipologia di giocatore ha anticipato Martial. Il trequartista, il Rui Costa della squadra, era l’imprescindibile Minanda, portoghese tecnico ed elegante.

La coppia d’attacco

Lo spagnolo Barota era il centravanti boa della squadra. Un attaccante alla Diego Costa che proteggeva palla, faceva da sponda per gli inserimenti degli esterni o di Castolo, la stella della squadra. Brasiliano con le treccine, un Neymar prima di Neymar, resta uno dei calciatori più amati di quella squadra.

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