Da Zeman a Sarri passando per Pesaola e Cuper: quando la panchina..fuma

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Zeman (GettyImages)

Zeman, Sarri, Cuper, Pesaola, uomini che hanno caratterizzato la storia e l’immagine della panchina, del bordocampo.

L’immagine della panchina avvolta dal fumo di una sigaretta è riconducibile a molti anni fa, a quando ancora, insomma, in panchina era consentito fumare. La prima multa per aver fumato in panchina toccò a Walter Mazzarri, instancabile ed incontrollabile fumatore. Zeman, Cuper all’Inter, Pesaola al Napoli molti decenni prima, hanno caratterizzato l’immagine dell’allenatore fumatore con la loro accanita necessità di abbandonarsi alla “bionda”, poi è arrivato Maurizio Sarri.

Maurizio Sarri, arrivato in Serie A in età piuttosto matura, ha lanciato una nuova immagine del tecnico fumatore. La cicca nervosamente tenuta tra le labbra o tra le dita come a voler ammettere di non riuscire in alcun modo a staccarsi dall’idea di non poter in qualche modo portare con se in panchina una sigaretta. Altro che Zeman, Cuper e Pesaola. Persino il boemo, chissà come è riuscito, almeno in panchina e prendersi una pausa dal tabacco.

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Da Zeman a Sarri passando per Pesaola e Cuper: “Quaranta sigarette e un cappotto di cammello”

Sarri
Sarri (GettyImages)

Quel che si diceva di Bruno Pesaola, indimenticato calciatore ed allenatore su tutti del Napoli, per il quale era stata coniata una vera e propria frase simbolo considerate impareggiabili abitudini in panchina: “Quaranta sigarette e un cappotto di cammello”, questo era il “petisso”. Oggi Maurizio Sarri è stato ufficialmente annunciato come nuovo allenatore della Lazio, e come se non con l’icona di una sigaretta, lanciata sui social? Cose da far rabbrividire gente come Hector Cuper e l’ex laziale Zeman.

Nel corso della sua esperienza all’Inter, era molto complicato distinguere il profilo del tecnico argentino Cuper sulla panchina nerazzurra, tra nuvole di fumo e quei capelli già sul grigio, impresa ardua per quanti dalle gradinate provavano ad intercettarne i tratti. Ogni tecnico un segno distintivo, ognuno di loro con la propria immagine, la gestualità, la concentrazione cercata con tra le labbra l’immancabile amica. Pesaola, Zeman, Cuper e Sarri, storie di allenatori e panchine andate in fumo.